Domaine Patrick Baudouin - La Pierre au Carré 2024
Nell'Anjou nero, a ovest di Angers, il Chenin trova sulle antiche rocce del Massiccio armoricano un terreno di espressione di sorprendente diversità. È qui, a Chaudefonds-sur-Layon, che Patrick Baudouin ha intrapreso nel 1990 di ridare vita all'azienda di famiglia fondata dai suoi bisnonni, Louis e Maria Juby, all'inizio del XX secolo. Ex libraio parigino diventato vignaiolo, si è progressivamente imposto come uno dei difensori più impegnati dei grandi bianchi secchi angevini, convinto che i loro terroir meritino un riconoscimento comparabile a quello dei cru più prestigiosi della Loira. Il suo vigneto, distribuito tra le colline del Layon e della Loira, riunisce una notevole diversità di scisti, arenarie e antiche formazioni vulcaniche. Certificata in agricoltura biologica dal 2005, la proprietà privilegia il lavoro del suolo, la vendemmia manuale e le fermentazioni spontanee, senza cercare un'espressione standardizzata del vitigno. Patrick Baudouin considera ogni vino come il prolungamento di un luogo preciso, la cui personalità deve poter essere letta nel bicchiere. La Pierre au Carré illustra questo approccio con un'interpretazione particolarmente originale del Chenin, nata da un terroir vulcanico il cui nome da solo racconta parte della storia.
La cuvée prende il nome dalle pietre caratteristiche del vigneto di Ardenay, un borgo di Chaudefonds-sur-Layon situato sulla cresta che separa la Loira dal Layon, nel cuore del sito classificato della Corniche angevine. Le vigne di Chenin affondano le radici in cinériti, antiche ceneri vulcaniche sedimentate circa 300 milioni di anni fa, le cui formazioni beige chiaro hanno la particolarità di fratturarsi secondo angoli quasi retti. Localmente soprannominate "pietre quadrate", queste rocce conferiscono al vino la sua identità geologica e contribuiscono alla singolarità di questo bianco d'Anjou. Dopo la vendemmia, l'uva viene pressata e il mosto beneficia di una chiarifica naturale di dodici a ventiquattro ore, permettendo alle particelle più grossolane di depositarsi senza un'eccessiva intervento meccanico. Il succo viene quindi trasferito in botti di diversi vini, dove si svolgono la fermentazione alcolica e poi la fermentazione malolattica. L'affinamento prosegue per sedici mesi in questi stessi contenitori, una durata che permette al Chenin di costruire progressivamente la sua struttura mantenendo l'espressione del frutto e del terroir. L'annata 2024, segnata in Anjou da una stagione fresca, umida e impegnativa, offre un contesto particolarmente interessante per questa cuvée, la cui personalità si basa sulla profondità della materia tanto quanto sulla vivacità naturale del vitigno.
La Pierre au Carré 2024 si inserisce nel registro dei Chenin secchi di carattere, la cui ricchezza aromatica si scopre progressivamente piuttosto che imporsi fin dai primi istanti. Il naso evoca mela fresca, pera, mela cotogna e scorze di limone, accompagnati da sfumature di fiori bianchi ed erbe secche. All'aerazione, tocchi di cera d'api, nocciola fresca e pietra umida possono arricchire questa palette, testimoniando la profondità che l'affinamento apporta al vino. Il palato combina una materia densa e finemente avvolgente a un'acidità strutturante, la cui presenza dà rilievo all'insieme senza irrigidire la degustazione. Leggeri amari agrumati prolungano il finale, accompagnati da un'impressione salina e da una persistenza che invitano più a tavola che a una degustazione semplicemente aperitiva. Questo bianco angevino accompagnerà con giustezza un luccio al burro bianco, capesante arrostite, pollame di fattoria con funghi o un formaggio di capra stagionato, i cui sapori troveranno un'eco nella sua struttura e freschezza. Ancora giovane, guadagnerà a essere servito in un bicchiere sufficientemente ampio e potrà proseguire la sua evoluzione per diversi anni, sviluppando progressivamente sfumature di frutta secca, cera e spezie dolci caratteristiche dei grandi Chenin maturi.
Vitigno: 100% Chenin Blanc